I Signori della Cenere - Assaggi - La visione

 


Cap. 29, pp. 230-2

Pirenei francesi, fine 2007


Fu allora che avvenne.

Al culmine della preghiera, un lampo lo abbagliò al punto da costringerlo a serrare le palpebre e a guardare solo con l’occhio della mente. Il Supremo lo stava chiamando.

A occhi chiusi, guidato soltanto dalla luce spirituale, si mosse agilmente nella cella, sfiorando appena il terreno. Raggiunse il fondo della stanza, dove, sul grande tavolo di legno, vicino alla mole di documenti, pulsava un oggetto, emettendo segnali luminosi. Era la bussola geomantica, prezioso dono di un adepto cinese della setta del Drago Verde, che lui aveva utilizzato spesso per orientarsi tra le pieghe del suo spirito. Ma questa volta il suo utilizzo sarebbe stato diverso. Questa volta, sarebbe stato il Supremo stesso a utilizzarla, attraverso di lui.

La prese in mano e la sentì bollente. Un’altra prova. Resistette all’istinto di lasciarla, finché la sua pelle divenne del tutto insensibile al forte calore.

Un solo spirito.

Un solo essere.

Un solo soffio.

Niente altro esiste.

Si concesse alla forza del Dio del Cielo, che lo penetrò fin dentro le ossa. Il corpo perse consistenza, mentre la mente oltrepassò un varco mai superato prima. Vide oltre lo spazio e oltre il tempo, in un vortice che lo proiettò a velocità inaudita verso un punto nero perso dentro un mare di luce.

Tutto il resto è illusione.

Tutto il resto è dannazione.

Tutto il resto è peccato.

Il sopra finì sotto, l’alto si tramutò in basso, vicino e lontano assunsero la stessa dimensione, mentre la corsa verso il punto nero durò un tempo incalcolabile.

Finché avvenne.

Il momento atteso da anni.

La svolta dell’esistenza.

La chiamata al vero essere.

Ebbe la visione.

Il punto nero esplose in un fascio di luce che illuminò un volto femminile. Conosciuto. Dannato. Peccaminoso. Il volto tentatore della Venere di Tiziano. La Sacerdotessa, la voce della Grande Madre, era tornata. E lui capì, con precisa intuizione, dove cercarla.

[…]

Con uno sforzo immane riuscì a sollevarsi, aggrappandosi al tavolo. Quando fu in piedi, congiunse le mani, ringraziando il Supremo per il grande dono che gli aveva fatto. Finalmente poteva cominciare l’ultimo passo della sua evoluzione. Il più importante. Quello decisivo. Per realizzare il quale non sarebbe più bastato essere un semplice guerriero della luce dal volto incappucciato. Per concludere la missione era necessario perdere ogni contatto con la sua esistenza precedente.

L’io avrebbe lasciato posto al dio.

Il dio che era in lui.

Da allora, non avrebbe più agito come individuo, ma come mano del Supremo.

Da quel momento, un uomo perdeva se stesso.

In quel momento, veniva alla luce un Monaco del Grande Ordine.

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